Prova la nuova ricerca: articoli dal 1984, foto e video
martedì 09.02.2010 ore 17.34
PUBBLICITÀ
condividi:
Michele Marziani alla seconda prova "in romanzo"

Umberto Dei, quando una bicicletta
è storia d'amore e giallo narrativo

Nella liturgia della parola, perdonate l’enfasi, Michele Marziani si nutre di un instancabile mistero. Soprattutto quando muove le dita, le gambe e fa frizzare continuamente il cervello (che fracasso le cellule in parata!) nelle lunghe sgambate intraprese tra un angolo e l’altro della nostra Italia, sempre meno Stivale e sempre più tribale. Di Marziani si possono condividere le caratteristiche del ricercatore – la vecchia manovalanza nel giornalismo lo aiuta nell’apprendere al volo – come si possono condividere le iperboliche narrazioni enogastronomiche, ma quando l’uomo-saggiatore si ferma ed inizia a frugare nella propria intimità il discorso da fare è tutt’altra cosa.
Marziani, lei prende appunti sul taccuino, viaggia in bicicletta, scruta volti, assaggia, annusa, approva, disapprova. Si direbbe un nostalgico del tempo che fu: per questo motivo ha deciso di scrivere il nuovo romanzo sfruttando la “parabola” evocativa di un marchio come Umberto Dei?

"Non credo di essere un nostalgico, forse sono un snob, ma un nostalgico proprio no. Credo, come immaginava Ivan Illich, che la bicicletta sarà uno dei mezzi di trasporto del futuro, perché attraverso la bicicletta ci si può riappropriare di quella libertà che l'automobile ha promesso ma non ha saputo mantenere. Il mio romanza è una storia attuale, contemporanea, una storia di libertà, di scelte, di amicizia, di razzismo, di ricostruzione... Si svolge oggi, intorno a una bicicletta antica, perché da quella bici, che ancora è una delle migliori che siano mai state costruite, mi piacerebbe transitasse il passaggio dal passato al futuro. Che è un po’ quello che accade ai personaggi del mio romanzo".

Ha ancora senso scrivere romanzi quando ormai si è schiavi delle mail, si ragioni e si litiga via pc, si trasmettono emozioni – a volte solo byte – via cellulare?

"A me piacciono molto le tecnologie ma le uso con parsimonia. Vivo in rete da sempre, da quando esiste, ma cercando una sorta di misura, un’ecologia del comunicare. Un romanzo è un viaggio in mezzo alle parole, un viaggio che si percorre attraverso la carta. Un territorio, ad esempio una regione come l’Emilia Romagna, si può sorvolare in pochi minuti, attraversare di corsa in autostrada, percorrere con calma lungo la via Emilia, addirittura in bicicletta o a piedi. Il mezzo determina il punto di vista. Un romanzo è una storia e insieme una storia di carta. E’ il mezzo, la carta, che anche qui, fissa il punto di vista. Ha senso attraversare l’Emilia Romagna in bicicletta? Sì, perché si vedono più cose, s’incontrano più persone. Un romanzo è una storia vista passeggiando, con calma. E al tempo stesso con l’urgenza del dire che è propria, credo, del contemporaneo".


Dica la verità, si è un po’ rotto le scatole di tutti questi intelligentoni capaci di sfornare libri solo per il gusto di far cassetta, vero?

"Leggo tanto, e scrivo, perché non riesco ad immaginarmi senza libri da leggere e senza parole da mettere insieme. Per me è un impulso vitale. Nel leggere incontro scrittori incredibilmente belli e altrettanto poco noti, se non ignoti, o comunque, come si dice, di nicchia. Mi vengono in mente perché letti di recente, Laura Pariani, Mario Cavatore, lo scrittore svizzero di lingua italiana Giovanni Orelli, il bosniaco Miljenko Jergovic che con il suo “Le Marlboro di Sarajevo” riesce a raccontarti una guerra attraverso una quotidianità fatta di frammenti di un’intensità straordinaria. O, ancora, penso a grandi scrittori italiani addirittura semidimenticati come Silvio D’Arzo, il marchigiano-romagnolo, anzi “marchignolo” come si definiva, Fabio Tombari o Riccardo Bacchelli, quello del Mulino del Po, quello per il quale abbiamo fatto una legge, la legge Bacchelli appunto, per non lasciarlo morire in miseria. C’è un mondo molto lontano e per me decisamente più interessante dei libri di Paulo Coelho o Federico Moccia. Quindi perché scocciarsi? Basta leggere altrove. Poi per fortuna ci sono anche quelli che escono da circolo del silenzio con libri belli e all’apparenza per pochi come Roberto Saviano o, dopo una vita intera nel dimenticatoio, Boris Pahor, scrittore italiano di lingua slovena che arriva a 95 anni al successo il Italia quando all’estero era famoso da tempo".

Non ci racconti la trama, però ci dica se è un libro che ha lieto fine o no. Sa, anche noi siamo nostalgici del tempo che fu e quando guardiamo Via col vento scende la lacrimuccia...

"Umberto Dei è una bicicletta e come tale è quasi immortale, basta olearla. I personaggi principali, Arnaldo Scura e il suo garzone. lo studente afgano Nas, troveranno una strada da fare, ovviamente pedalando. A volte anche molto in salita".
Pagina 1 di 2
Ultim'ora
Roma, 17:29 EURO: CHIUDE IN RIALZO SUL DOLLARO PER VOCI AIUTO A GRECIA Roma, 17:28 CONTI PUBBLICI: FITCH, ITALIA PIU' STABILE DI ALTRI PAESI Grosseto, 17:21 TRAFFICO RIFIUTI PERICOLOSI: INDAGATO STENO MARCEGAGLIA Le altre notizie
Multimedia
Multimedia - Lambasciatore: Nessun assalto L'ambasciatore: ''Nessun assalto''
Testate locali
Annunci (Rimini e provincia)
Annunci di lavoro (Rimini e provincia)
Enti e tribunali (Rimini e provincia)

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006