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domenica 22.11.2009 ore 03.28
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Personaggi riminesi emergenti

Lorenza Ghinelli, scrittrice di talento
racconta la storia de "Il Divoratore"

Lorenza Ghinelli, ventisettenne riminese, da qualche settimana ha dato alle stampe il suo primo romanzo, “Il Divoratore”, pubblicato dalle Edizioni Il Foglio. Nonostante la giovane età, Lorenza ha già all’attivo varie opere, di scrittura e non solo, e un curriculum di formazione ricchissimo. La presentazione che fa di se stessa sul suo sito comincia così: «Un diploma in grafica pubblicitaria, uno in tecniche della narrazione alla Holden di Torino, un altro in montaggio digitale a Bologna, un altro ancora in web design a Cattolica. Laureanda in Scienze della formazione. Ma prima o poi ne è certa: dovrà lavorare».
Il lavoro, in realtà, è già iniziato (nel 2008 ha partecipato con il suo “Flick e Flack” a “Matrimoni, l’amore non è mai pari”, una raccolta di racconti pubblicata da Effequ; il Mucchio selvaggio ha recensito nell’aprile 2008 “Francis degli Specchi”, un fumetto scritto da lei e disegnato da Mabel Morri; è autrice e regista di “ Larvale”, spettacolo che debuttò al Concordia di San Marino il 15 settembre 2005; ha scritto e diretto “Adamante”, cortometraggio girato il 30 luglio 2005 con cui superò la seconda selezione del concorso “I Corti”; ha ultimato il racconto “Sembra un cannocchiale” per il progetto Uws; attualmente sta lavorando a “Jast”, un altro romanzo scritto assieme a Simone Sarasso e Daniele Rudoni) eppure Lorenza dice: «A me sembra sempre di non fare nulla! Rispetto a quello che ho nella testa intendo…

Poi, certo, in questi giorni cerco di capire come muovermi al meglio per promuovere il romanzo, cerco nuovi stimoli per scrivere il secondo e sto cercando di preparare tre esami, gli ultimi che mi restano prima di concludere l’università. Poi, tra un paio di settimane vorrei girare il booktrailer del Divoratore». La scrittura è sempre al centro della sua vita e in proposito ha idee ben chiare: «Scrivere è una questione di memoria, ma non memoria a lungo o a breve termine, non semantica o storica o…

Io parlo di una memoria che non so di avere, una specie di ricordo di me. Cerco me stessa, la parte più profonda di me nelle pagine che scrivo. È quasi una catarsi. Le idee assomigliano al suono del Pifferaio magico, io lo seguo senza tante domande. Lui è un’altra parte di me, la più intelligente, la più antica. Lui mi fa vedere le storie. Attingo molto dai sogni. Sogno vere e proprie trame». E se le si chiede di descrivere il suo carattere risponde che è «dannatamente impulsiva. Agisco d’istinto.


Mi hanno spesso definita incoerente. Ma il punto a mio avviso è un altro: faccio semplicemente quello che mi sento e dei giudizi m’i mporta davvero poco. Non sento di avere un personaggio da difendere, non mi interessa che ci si ricordi di me per una caratteristica piuttosto che per un’altra. Mi interessa semplicemente provare a fare le cose che mi stanno a cuore. E in quelle, e solo in quelle, so essere rigorosa». Un rigore che Lorenza mostra anche verso gli amici, sempre gli stessi, dice, da dodici anni. «Ci si ama reciprocamente per quello che si è. Si è liberi di esistere per quello che si è. Non c’è niente da dimostrare. L’importante è che ognuno si impegni nelle proprie battaglie. Molti di loro seguono percorsi artistici: danza, teatro, cinema. Nel 2004 ho messo in scena “Larvale”, uno spettacolo teatrale scritto e diretto da me. In quell’occasione ci abbiamo lavorato tutti assieme. È un ricordo che porterò sempre nel cuore».

Non solo arte nella vita della giovane scrittrice, che ha una sua opinione nei confronti del mondo, anche se si definisce «troppo piccola, la mia condizione umana è troppo piccola per pensare in termini di “mondo”». Spiega: «Credo nell’importanza di essere educati al “possibile”. Credo che l’educazione al pensiero divergente, critico, sia la migliore arma contro la violenza, contro la mediocrità e contro il controllo che i media esercitano sul nostro agire quotidiano. Credo che l’educazione occupi un ruolo centrale in questo senso. Non faccio parte di nessuna associazione.

Ho iniziato una collaborazione con l’Università di Bologna sul Teatro dell’Oppresso, si tratta di laboratori rivolti a ragazzini considerati a rischio di devianza. Non sono io a svolgere i laboratori, non ho ancora le competenze necessarie. Ho semplicemente curato un diario di bordo, frutto della mia osservazione partecipante. Ecco, per me queste cose hanno senso. Fanno parte del mio mondo, quello che vivo tutti i giorni, quello che posso provare a capire. E a migliorare».

Resta spazio per una riflessione sui sentimenti e sul futuro. «Credo negli affetti – risponde Lorenza Ghinelli -. Non sono mai stata sola, per la prima volta sento invece la necessità di fermarmi e riflettere. Per non fare male alle persone a cui tengo e per non fare violenza a me stessa. Scoprire di volere rinunciare a un amore perché è più grande l’esigenza di guardarsi dentro, be’… è uno shock. E paradossalmente è anche un grande atto d’amore e di rispetto verso l’altro e verso me stessa. So per certo che la mia necessità di ampi spazi e la mia curiosità nulla tolgono all’e sclusività di coppia.

Ma per essere libera sul serio, nel senso più ampio del termine, devo fare i conti con me stessa. E quella è una battaglia da intraprendere sola. So di essere in grado di rispettare quello che pretendo venga rispettato in me. Come ho detto credo negli affetti. Non credo ai vincoli. E credo che lasciare completamente libera una persona sia la dimostrazione più alta di amore che ho ricevuto e che ho saputo dare a mia volta. Riguardo al futuro: non riesco a pensare così lontano. Oggi l’orizzonte delle possibilità è aperto. E questo mi basta».
(20 dicembre 2008)
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