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Il libro nero delle sette in Italia
Guida al mondo dell'occulto di Caterina Boschetti

Lo scenario delle sette nel panorama italiano, raccontato dal libro inchiesta della giornalista cesenate Caterina Boschetti edito da Newton & Compton. Il testo, vero e proprio dizionario dell'occulto, è ricco di testimonianze e documenti inediti dedicati al "volto oscuro della religione"
Caterina Boschetti è nata a Cesena nel 1977. È giornalista da quasi dieci anni e ha collaborato con quotidiani, settimanali e riviste, nonché con una radio regionale. Ha pubblicato 70 favole sul mondo del volontariato, nonché una storia per Emergency sulle mine anti-uomo, oltre a racconti noir. Alcune sue fiabe sono state tradotte in russo e in arabo. Ora sta realizzando per la Newton & Compton un’inchiesta nazionale sui bambini scomparsi dagli anni Sessanta ad oggi. La sua opera principale, per ora, è "Il libro nero delle sette in Italia".

Si tratta di un’indagine approfondita e seria, alla portata di tutti.

La prima sezione, “Il fenomeno”, spiega il settarismo tramite la voce di esperti quali psichiatri, criminologi, avvocati, procuratori e centri di ricerca: individua tutte le tecniche di manipolazione mentale e precisa le condizioni di vita degli adepti in rapporto al gruppo ma anche alla società. Segue “Le voci e i documenti”, che racconta storie vere e documentate di vittime, fuoriusciti, familiari, analizzando anche il credo dei gruppi citati. È sicuramente la parte più interessante per il grande pubblico e penso la più toccante. Il volume si conclude con “Le leggi”, ovvero un quadro giuridico presente e passato sul plagio e sui reati connessi.

Cos’è una setta e perché da qualche tempo se ne parla sempre più?
«Il termine setta - afferma l'autrice - ha assunto negli ultimi anni una connotazione prettamente negativa e infamante, indicando una realtà distruttiva o criminale. In realtà anche i primi gruppi di cristiani erano definiti “secta”, nel senso di realtà chiusa, non in linea con il pensiero precostituito dell’epoca. Dal 2004 la Cassazione italiana ha sentenziato che definire un movimento “una setta” non ha più valore dispregiativo; sta di fatto però che nessun gruppo ama essere definito in tal modo, tanto che alcuni minacciano querele per diffamazione appena è possibile».


Quali sono i documenti shock di cui è venuto a conoscenza?
«Violenze sessuali, abusi, privazioni di interi patrimoni, percosse, stati di veglia e sonno invertiti, digiuni, preghiere e rituali interminabili, malattie, abbandoni della propria famiglia e di chi si ama, allontanamento completo dalla società come fonte di ogni male. Il tutto provato da documenti e da testi di fuoriusciti o da familiari di vittime. L’aspetto più sconvolgente? Nonostante le prove e le possibilità di dimostrare le ingiustizie subite, solo il 5% delle vittime procede a una denuncia, per le intimidazioni e le ritorsioni che riceveranno».

Perché questa sfera è sempre più appetibile per i giovani?
Cosa trovano in quello spazio?

«I giovani, come gli adulti, sono alla ricerca di una nuova spiritualità, di risposte più adeguate al nostro tempo. In un certo senso, desiderano una “ religione fai da te”, senza troppi vincoli o pretese, senza promesse e rispetto di dettami nei quali non sempre si identificano. Oppure chiedono l’esatto contrario: regole precise e spesso estreme per farsi guidare verso una presunta “verità”. Risultato? Provando a navigare su Internet per qualche ora si noterà che le proposte sono davvero sconfinate: basta essere agganciati da un argomento qualunque, come gli ufo, il rinnovamento dello spirito, il cosmo, l’energia della natura, la reincarnazione, i messaggeri di Cristo, e via dicendo, e tuffarcisi dentro. In questo mare magnum si corre il rischio di imbattersi, tra tanti cialtroni o innocui dispensatori di consigli, in abili criminali che faranno sentire l’individuo un eletto, un prescelto, un essere dal potere illimitato. Naturalmente Internet non è il solo veicolo di comunicazione utilizzato dalle sette: volantini, corsi di autostima, gruppi di preghiera, centri benessere e lezioni con particolari “maestri” e mille altre sono le occasioni per entrare in contatto con gruppi più o meno “ambigui”. Le sette di matrice distruttiva proliferano nell’ignoranza collettiva. Se ne discute seriamente troppo poco e male, perché purtroppo le vittime vengono ascoltate sempre e soltanto a seguito di un fatto di cronaca più o meno cruento».
(17 dicembre 2007)
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